Oltre 213 i film recensiti dall’etruscologo di Cerveteri.
“Etruschi sullo schermo” è il titolo della ricerca condotta da Alessandro Palmieri, etruscologo e docente a Cerveteri, che ha censito oltre 217 pellicole analizzando la presenza della civiltà etrusca nella cinematografia mondiale. Dalle origini del muto ai giorni nostri, Palmieri ha tracciato un percorso dove simboli e reperti oscillano tra puro ornamento e fulcro della trama, portando i paesaggi di Cerveteri, Tarquinia e Volterra oltreoceano.

La passione di Palmieri affonda le radici nell’infanzia a Cerveteri, tra le visite alla Banditaccia e la scoperta di tombe inedite. La scintilla della ricerca è scoccata durante il lockdown guardando Omen – Il Presagio (1976), dove viene citata la necropoli di Greppe Sant’Angelo, ”probabilmente per la risonanza mediatica del Cratere di Eufronio rinvenuto pochi anni prima” ci spiega durante l’intervista.
La presenza in scena è legata al mistero
Negli anni ’70, il cinema ha spesso legato gli Etruschi al genere thriller e horror. Pellicole come The Omen o Il 18° Angelo attingono all’immaginario delle pitture funerarie tarde: figure come il demone Tukulka alimentano quel “fascino del mistero” che, come osservava Bianchi Bandinelli, permette di inventare e integrare narrazioni arbitrarie ma popolari. Esiste infatti una netta discrepanza tra l’immaginario cinematografico e la conoscenza scientifica, che oggi definisce gli Etruschi come il popolo meglio conosciuto dell’Italia antica.
La figura del tombarolo
Un altro filone ricorrente è quello del tesoro ritrovato e dell’attività predatoria. Già nel 1958, in Fortunella di Eduardo De Filippo, Alberto Sordi interpreta un rigattiere che acquista cocci etruschi a Cerveteri. Questa figura evolve nel tempo: dall’arroganza dei protagonisti di Anche se volessi lavorare che faccio?, che si dichiarano più esperti degli archeologi, fino alla visione malinconica de La Chimera di Alice Rohrwacher, dove i tombaroli sono “disgraziati” sfruttati da un traffico internazionale superiore a loro.
Oltre al decoro: identità, simbolo e…
La presenza etrusca non è solo decorativa. In Vaghe stelle dell’orsa di Luchino Visconti, il ritorno della protagonista (Claudia Cardinale) a Volterra ne svela la doppia identità, di etrusca ed ebrea, vissuta come una maledizione. Un legame profondo unisce la cinematografia a Volterra, Cerveteri e Tarquinia, i tre poli principali emersi dalla ricerca che verrà presentata all’interno del workshop “Tra Terra e Divino: Archeologia, AgriCultura e Culto nelle Civiltà” ideato da Agostino De Angelis, il 28 febbraio 2026 a Tourisma.
Dall’intervista all’autore di
Etruschi sullo schermo
Alessandro Palmieri

di Barbara Pignataro






























































