ADOLESCENTI  NELLA MORSA DELLA TRANSIZIONE DIGITALE

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NUOVI STUDI  CONFERMANO IL LEGAME TRA SMARTPHONE E DISTURBI PSICOLOGICI MA LE ISTITUZIONI INTERVENGONO CON MISURE DI FACCIATA MENTRE LA SCUOLA VIENE TRASFORMATA IN UN CARCERE DIGITALE.

Ancora una volta si conferma il legame tra uso del cellulare e disturbi psicologici e comportamentali negli adolescenti. Ancora una volta la ricerca scientifica collega la dipendenza da schermi ad una serie di gravi disturbi nell’età scolare. Per l’ennesima volta veniamo informati dei rischi che corrono i nostri figli quando sono in possesso di uno smartphone.

Dopo una moltitudine di studi, report ufficiali, dichiarazioni istituzionali su un tema così cruciale per la salute mentale e fisica delle nuove generazioni, non ci sorprendono affatto i risultati di un lavoro statunitense pubblicato nei giorni scorsi sull’American Journal of Preventive Medicine da cui emerge che “l’uso problematico degli schermi nella prima adolescenza è prospetticamente associato a scarsi risultati di salute mentale e comportamentale”.In particolare “l’uso problematico del cellulare e dei social media è stato associato prospetticamente a punteggi più elevati nei disturbi depressivi, somatici, di attenzione/deficit, oppositivi provocatori e comportamentali; a comportamenti suicidari; a disturbi del sonno; e all’assunzione di sostanze. L’uso problematico dei videogiochi è stato associato a punteggi più elevati nei disturbi depressivi, di attenzione/deficit e oppositivi provocatori; a comportamenti suicidari; e a disturbi del sonno”.

Lo studio – ProspectiveAssociationsBetweenEarlyAdolescentProblematic Screen Use, Mental Health, Sleep, and Substance Use – è stato effettuato su 8.119 adolescenti di età compresa tra 11 e 12 anni negli Stati Uniti, che sono stati seguiti dai ricercatori per un anno. Si tratta di una fascia di età critica e al contempo delicata dello sviluppo, in cui il cervello è particolarmente plastico e sensibile agli stimoli esterni. Secondo l’indagine il problema non è solo la quantità di tempo trascorso sugli schermi, ma anche l’uso problematico dei dispostivi. Il campanello d’allarme è quando l’utilizzo si trasforma in ossessione, perdita di controllo, incapacità di smettere: insomma comportamenti compulsivi con social media e video giochi possono anticipare disturbi mentali, deficit di attenzione a distanza di dodici mesi. Tra gli aspetti preoccupanti c’è anche l’insorgere di problemi del sonno in ben oltre il 25% dei partecipanti allo studio. Dormire poco e male ha delle ricadute immediate su umore, rendimento scolastico e concentrazione. Quanto al lungo periodo sono innumerevoli gli studi che ci spiegano che la privazione del sonno potrebbe rivelarsi disastrosa, alterando il metabolismo e il sistema immunitario, aumentando il rischio di obesità, diabete, ipertensione, malattie cardiovascolari e disturbi psichiatrici come depressione e ansia.

Ma non è finita: secondo i ricercatori “un maggiore uso problematico del telefono cellulare e dei social media è stato prospetticamente associato a maggiori probabilità di inizio di uso di alcol, tabacco e marijuana”.

Insomma c’è poco da scherzare. Eppure, nonostante oramai sia noto anche ai sassi che adolescenza e smartphone è un binomio pericoloso, in Italia il 94% dei minori tra 8 e 16 anni usa lo smartphone; circa un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni (il 32,6%) usa lo smartphone tutti i giorni, una tendenza in costante aumento negli ultimi anni. Il 62,3% dei preadolescenti (11-13 anni), oltre tre su cinque, ha almeno un account social: il 35,5% ne ha uno su più social e un ulteriore 26,8% soltanto uno. E questo nonostante la legge comunitaria – la General Data ProtectionRegulation, Regolamento UE 2016/679 – preveda che siano necessari 14 anni (13 anni con l’autorizzazione dei genitori) per fornire il consenso al trattamento dei propri dati online necessari ad aprire un account e, di conseguenza, le principali piattaforme abbiano stabilito il limite minimo di 13 anni per aprire un account sui social media.Questi  dati, che sono sati diffusi nella scorsa primavera da Save the Children in occasione del lancio della campagna sull’Educazione Digitale,

 documentano una tragedia epocale, quella di una intera generazione che è stata intrappolata nel carcere digitale senza alcuna resistenza da parte del mondo adulto che dovrebbe tutelarla. Colpevoli innanzi tutto sono le istituzioni che hanno promosso l’invasione del digitale ad ogni livello, non salvando neppure la scuola, intervenendo, tanto per salvare la faccia, male e tardi, con qualche misura superficiale con un’apparenza rassicurante, senza affrontare realmente il problema di fondo.

Così mentre il Ministro Giuseppe Valditara vieta l’uso del cellulare a scuola, procede a marce forzate la trasformazione digitale e la dematerializzazione dell’istruzione in una scuola che non investe sulle persone ma su tecnologie interattive, piattaforme digitali, drenando risorse verso aziende private a detrimento della qualità della formazione.con una visione che inchioda le giovani generazioni al ruolo di “forza-lavoro” priva di qualsiasi autonomia. Emblematico in questo senso il Registro Elettronico (RE), uno strumento di controllo altamente diseducativo, che ostacola crescita ed autonomia dei ragazzi e che è riuscito a trasformare l’insegnamento in un lavoro da sportello della pubblica amministrazione. E siccome al peggio non c’è mai fine, a partire dal 2026 l’accesso al RE per genitori, studenti e docenti è consentito esclusivamente tramite SPID o CIE, ossia identità digitale, potente strumenti  sorveglianza. “L’identità digitale non è solo un documento, ma un gemello virtuale, un alter ego che vive nei server governativi e privati, che registra ogni accesso, ogni transazione, ogni movimento. È un archivio permanente della nostra vita. E quando un governo controlla la tua identità digitale, controlla tutto ciò che puoi fare: votare, viaggiare, curarti, lavorare, pagare, esistere”*.

La scuola, che dovrebbe rendere  le persone autonome, sta dunque diventando un laboratorio per rendere i ragazzi degli “automi”. E i Dirigenti scolastici, i docenti e in genitori sono tutti complici e responsabili di questa catastrofe diseducativa. Rammentiamo che nel 2023 i fondi del PNRR Scuola 4.0 sono stati accolti a braccia aperte da quasi tutti gli8.230 istituti scolastici,con l’unica eccezione del liceo classico Pilo Albertelli a Roma, in cui. genitori e docenti, nonostante la minaccia di commissariamento, fecero muro contro il Dirigente, divenendo un caso nazionale. Uno su ottomiladuecentotrenta!

 

*Enrico Maria Marigo, IDENTITÀ DIGITALE: IL NUOVO GRANDE FRATELLO — COSÌ I GOVERNI PREPARANO LA SORVEGLIANZA TOTALE, Artes TV

di Miriam Alborghetti