Acetosella gialla

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acetosella gialla

L’Acetosella gialla (Oxalis pes-caprae) dal greco antico “oxyx” = acuto, pungente e dal latino “pes-caprae” = piede di capra, probabilmente derivato dalla forma dell’ apparato radicale a bulbo che ricorda lo zoccolo di una capra; appartiene all’ infinito elenco di piante erbacee e cioè quelle specie vegetali che non hanno sostanzialmente il fusto legnoso bensì sono formate da sole foglie e steli carnosi e verdi.

La protagonista del nostro articolo è la varietà gialla ma il Genere Oxalis comprende oltre 800 specie diffuse in tutto il mondo.

In Italia viene chiamata comunemente “acetosella” gialla per il sapore (simile all’ aceto) delle foglie derivato dall’ acido ossalico, usato in passato oltre che per smacchiare tessuti, anche per pulire i metalli.

Originaria del Sudafrica e’ ora comune in tutte le coste del mediterraneo prosperando in incolti, bordi stradali, giardini e parchi specie in zone dai climi miti, e diffondendosi tramite i suoi bulbilli sotterranei (eccoli i zoccoli di capra!) che le permettono una rapida colonizzazione ed una difficile eradicazione. La sua estensione spesso rappresenta dei veri e propri tappeti verdi (sempre) e gialli (quando è in fiore)

Le notizie storiche che abbiamo narrano di una sua prima introduzione a Malta, agli inizi del 1800 come pianta ornamentale, da parte di una estimatrice botanica di origini anglosassoni, proveniente dalle colonie sudafricane del Capo. Questa prima pianta arrivò a Padre Giacinto, un botanico locale, che la menziona infatti in uno dei suoi indici di collezioni botaniche. Siamo nel 1806. Le piante arrivate al reverendo erano tutte longistili, composte cioè da fiori a gambo lungo. Nelle zone d’origine invece, questa specie presenta anche fiori a gambo corto. Forse il vaso si ruppe, forse l’appassionato riversò del terriccio contenente i bulbilli in giro per l’isola, fatto sta che da quel primo regalo, Oxalis pes-caprae ha invaso praticamente tutte le zone costiere del mediterraneo come accennavo prima.

Gli inglesi, di solito definiti popolo meno passionale di noi latini negli affetti, hanno sorprendentemente coniato per lei un nome romantico che riporta ad una popolarissima fiaba: sleeping beauty… la bella addormentata!

Viene da loro così chiamata perché le sue foglioline e i fiori si chiudono di notte come in un dolce sonno protettivo, per riaprirsi al mattino.

Oltre questa particolare caratteristica è una pianta “barometro” cioè un indicatrice naturale del tempo che farà.

I suoi fiori infatti si richiudono su stessi prima dell’ arrivo della pioggia mentre le foglioline trifogliate si ripiegano verso il basso, diventando simili a tanti “cuoricini” chiusi.

Come la maggior parte delle specie vegetali ha proprietà benefiche naturali ma anche controindicazioni.

L’acetosella gialla offre benefici come ricchezza di vitamina C (in passato era ampiamente ed efficacemente usata contro lo scorbuto), antiossidanti e fibre con proprietà rinfrescanti e depurative.

In cucina può essere usata per aggiungere freschezza ad insalate grazie al suo sapore aspro e agrumato; in frittate come sostituto di limone o aceto (con moderazione visto il super contenuto ad acido ossalico), mentre le foglie ed i fiori in alcuni paesi vengono mangiati sminuzzati nei yogurt.

In Sudafrica è uno degli ingredienti di un tradizionale stufato di carne dal nome impronunciabile: Waterblommetjiebredie!

Il suo eccessivo consumo però è sconsigliato vivamente per il già citato acido ossalico che può portare a vari disturbi gastrointestinali, calcoli renali, gotta e reumatismi.

L’ acetosella gialla ha tutti simboli positivi.

Il suo fiorire presto, spesso prima della fine dell’ inverno, annuncia la buona stagione e con se’ la rinascita contro le avversità avute.

La chiusura dei petali su se stessi come fosse un abbraccio dona un significato di amore e protezione materna.

Anche i fiori emanano positività, il loro colore giallo brillante ricorda la luce del sole, simboleggiando calore, allegria ed armonia.

L’ Acetosella gialla ha anche il nostalgico ed affascinante “sapore dell’ infanzia”, cioè la memoria sensoriale che noi tutti abbiamo: il cibo, i profumi ed i luoghi si mescolano nei ricordi passati, creando un’associazione potente e duratura che portiamo con noi nonostante l’ età che passa inesorabile.

L’esempio classico è Marcel Proust, che con una madeleine inzuppata nel tè rivive un’intera giornata d’infanzia come descritto nel famoso romanzo “Alla ricerca del tempo perduto”

Questa dolcezza insita in tanti di noi la dobbiamo a quelle volte che da ragazzi abbiamo masticato i steli dell’ acetosella, soltanto perché altri compagni di giochi lo facevano.

Erano acerbi, acidi, quasi immangiabili.

Ma questo ci bastava, eravamo in grado di sognare.