Iodio, il giano bifronte della tiroide

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Micronutriente indispensabile per la salute: come, quando e perché integrarlo

Monique Bert – Naturopata

La tiroide e lo iodio costituiscono un binomio imprescindibile per la nostra salute; senza questo micronutriente la sintesi degli ormoni è del tutto impossibile. Da lui dipende non solo il benessere della nostra tiroide, ma anche delle ovaie, utero, seno, prostata e ghiandole salivari.

“Se il deficit di iodio, che nel passato era il motivo principale dell’ipotiroidismo, oggi è abbastanza raro, purtroppo a causa del crescente numero di xenobiotici, fra cui gli alogeni quali cloro, bromo, fluoro, iodio radioattivo e nitrati, che competono con lo iodio nei siti dei legami enzimatici, la carenza latente di iodio è diventata frequente concausa di rallentamento della tiroide. Se siete carenti di iodio, la tiroide non è in grado di produrre sufficienti quantità di ormoni chiave, quindi non potrà funzionare a dovere. La ghiandola cercherà di compensare aumentando il tessuto per ottenere più ormoni e si potranno formare dei noduli o il cosiddetto gozzo” spiega la naturopata Monica Bertoletti, alias Monique Bert, ideatrice del gruppo fb Medicina Evolutiva, Naturopatia e Detox e coautrice Tiroide Approccio Evolutivo, gruppo fb creato dal dr Andrea Luchi.

ALIMENTI GOZZIGENI

Alcuni alimenti apportano sostanze in grado di interferire con il metabolismo dello iodio, inducendo un deficit di iodio: sono i cibi gozzigeni, che aumentano il fabbisogno di iodio se consumati moderatamente e danneggiano la tiroide se consumati abitualmente o in quantità elevate. In caso di ipotiroidismo le dieta deve quindi essere povera di gozzigeni, ma ricca di cibi con minerali necessari per l’attivazione e la sintesi dell’ormone tiroideo.Sono gozzigeni i vegetali appartenenti alla famiglia delle brassicacee: rape, cavoli, ravanelli, rafano, rucola, cavolini di Bruxelles, rape, crescione, senape. Lo sono anche, in misura differente e per altre ragioni la radice di manioca, soia e derivati, arachidi, pinoli e miglio.Le conseguenze sulla salute variano a seconda del tipo di cottura. Per quanto riguarda le brassicacee consiglierei, nel caso si abbiano problemi alla tiroide, un uso non continuativo, in quantità moderata e cuocendole molto bene: la bollitura per 30’ in acqua a fiamma alta, distrugge il 90% dei gozzigeni, ma non lo fa la cottura al microonde (da evitare in generale), né al vapore. Il resto – soia, miglio arachidi e pinoli – evitatelo!

Cavoli e broccoli per chi ha una tiroide ben funzionante sono ottimi antitumorali, ma un consumo eccessivo è stato associato al cancro della tiroide. è sempre la dose a far la differenza fra medicina e veleno. Se utilizziamo i gozzigeni in modo saltuario e accompagnandoli con cibi ricchi di iodio, come le alghe, il sedano, le fragole e il prezzemolo o i frutti di mare, ad esempio, non si pone nessun problema.

SOIA? NO GRAZIE

La soia non solo contiene sostanze che interferiscono con l’endocrino, ma se geneticamente modificata, danneggia la duplicazione del DNA. Per tale ragione dobbiamo evitare anche carni provenienti da animali nutriti a soia ed i suoi sottoprodotti. Ossia la maggioranza degli animali che provengono da allevamenti intensivi. Prosciutti, hamburgers, carne in scatola e salsicce contengono spesso proteine isolate della soia. I composti gozzigeni deboli si trovano anche in altri alimenti: fecola di mais, semi di lino, mandorle non pelate, capperi, spinaci, ma finché si ottiene abbastanza iodio dalla dieta, va tutto bene. Astenersi sempre dai prodotti confezionati!

ALIMENTI RICCHI DI IODIO

Contengono iodio le alghe commestibili marine, il sale iodato, il sale marino integrale e i prodotti ittici marini, oltre che i succitati vegetali. Dopo il pesce gli alimenti più ricchi di Iodio sono le uova (e i latticini che però sconsiglio per ragioni già ampiamente spiegate). Assumendo iodio solo dal cibo può servire oltre un anno per sanare una carenza importante e potrebbe essere necessaria una prescrizione (rigorosamente medica) in situazioni particolari (noduli e tumori al seno) per un’integrazione con lo ioduro di potassio, per risanare carenze gravi o supportare situazioni di salute dove è necessario aumentarne il consumo. Vi sconsiglio il fai da te a caratteri cubitali: NON LO FATE!

CARENZA DI IODIO ETUMORE AL SENO

Oltre a partecipare alla fabbricazione degli ormoni tiroidei, lo iodio fa parte della struttura dei recettori ormonali e una carenza di iodio può contrastare la comunicazione ormonale di tutti gli ormoni del corpo, contribuire alla resistenza insulinica, così come alla resistenza tiroidea. Lo iodio riduce la capacità degli estrogeni di aderire ai recettori specifici presenti nel seno ed elimina la mastopatia fibrocistica (la cui presenza è probabilmente solo segno di carenza di iodio). L’ipotiroidismo e la carenza di iodio sono associate a un’alta incidenza di tumore al seno. Lo iodio inoltre sostiene la fertilità, previene gli aborti e riduce l’incidenza di tumori a seno e stomaco. E’ indispensabile anche per il suo contributo al processo infiammatorio, per la risposta immunitaria normale ed è una protezione contro virus, batteri e miceti. Coadiuva il lavoro del timo, della mucosa gastrica, delle ghiandole surrenali ed è cruciale per il corretto sviluppo del cervello.

ATTENZIONE ALLE CONTROINDICAZIONI!

Attenzione però. Un eccesso di iodio altera tutte le funzioni della tiroide. Lo iodio è il Giano Bifronte della tiroide, a seconda della nostra situazione, potrebbe portarci nella direzione opposta a quella desiderata. Intanto è necessario sapere che ha due grossi limiti. In primis è un co-fattore stimolante gli anticorpi antiperossidasi tiroidea (TPO) che può slatentizzare l’autoimmunità o peggiorarla, infatti in certi casi l’integrazione di Iodio in chi ha la tiroidite di Hashimoto peggiora la risposta degli anticorpi. (In questo caso è utile abbinarlo al Selenio che protegge da un consumo eccessivo di iodio, ma sempre monitorati da un medico). Il danno non avviene se si è carenti.Anche in caso di ipotiroidismo subclinico non è mai una buona idea esagerare con lo iodio, senza conoscere l’eziologia della propria malattia. Ecco perché anche utilizzare creme a base di alghe -contenenti grandi quantità di Iodio- per la cellulite o altri prodotti estetici o integratori fai-da-te, può rivelarsi estremamente controproducente.  Fate attenzione anche ai cosmetici comuni: se contengono Iodio non vanno bene, ciò che è in cute, è nel torrente ematico a breve giro di scambi cellulari, né più né meno che se lo ingollaste e senza nemmeno filtri emuntoriali. Il secondo aspetto è che in caso di stanchezza surrenale e di insufficiente cortisolo, è poco utile alla tiroide e possa peggiorare le condizioni come la fatica già in essere.

CARENZA DI IODIO: COME RICONOSCERLA?

Un metodo empirico per valutare la carenza di iodio è quello suggerito dalla dottoressa Christiane Northrup con l’applicazione della tintura di iodio. Applicate la tintura di iodio sulla cute, in una zona ampia, dove potete controllare facilmente, ad esempio la pancia, disegnando un quadrato di circa 8 cm di lato. Se l’alone scompare in 4/6 h significa che siete probabilmente carenti. Se rimane almeno 24 h o più significa che non siete carenti. Da ripetere ogni 3 mesi.Lo scopo del test è un’indagine preliminare, se avete dubbi incalzate il vostro medico ad andare oltre le apparenze. L’esame d’elezione resta quello sulle urine: la ricerca dello ioduro nelle 24 h, che il vostro medico vi prescriverà, se lo ritiene opportuno”.