Il Wi-Fi è pericoloso?

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Lo scrittore Maurizio Martucci, esperto di elettrosensibilità, rivendica il principio di precauzione contro i pericoli per la salute umana prodotti dalle onde sprigionate dai sistemi di rete wireless 
di Emiliano Foglia

“La questione elettrosmog è molto seria, sottovalutata e sottaciuta: è un problema mondiale su cui la politica, prima o poi, dovrà rispondere con una seria assunzione di responsabilità. Senza più tergiversare!” Dopo i dubbi e le polemiche sulla sostenibilità ambientale e sui potenziali rischi per la salute umana derivanti dall’installazione delle rete Wi-Fi sul Lungomare di Ladispoli e sulla proposta di attivarlo presto anche sul territorio di Cerveteri, Maurizio Martucci risponde ad alcune nostre domande su un tema di strettissima attualità. Giornalista, conferenziere e scrittore d’inchiesta, Martucci si occupa da alcuni anni degli effetti non termici (cioè biologici) e dell’interazione di campi elettromagnetici anche a bassa intensità, generalmente ritenuti innocui. Lo scorso anni, per la festa dei 30 anni di Internet e il varo del Piano Banda Ultra Larga, è stato portavoce del Comitato nazionale ‘No Wi-Fi Days’, una rete sostenuta da “10.000 hot spot spenti in un solo fine settimana per sensibilizzare il Governo su scelte meno spericolate e adozioni più caute”. Sta scrivendo un libro sull’Elettrosensibilità, “la malattia dei cittadini invisibili, di quanti fuggono la realtà pervadente di antenne, cellulari e Wi-Fi. L’ubiquitaria irradiazione elettromagnetica che crea disturbi, dolori e sintomi aspecifici riconosciuti da ampia parte della comunità medico-scientifica internazionale. Ma che, evidentemente, scomoda perché di intralcio al grande business delle comunicazioni”.

Martucci, perché sostiene che il Wi-Fi sia pericoloso per la salute?

“Non lo sostengo io, ma lo dice il Ministro dell’Ambiente Galletti: nel Decreto di Gennaio 2017 ha inserito il Wi-Fi nella lista degli agenti inquinanti, chiedendone la sostituzione per gli uffici pubblici (quindi anche scuole e ospedali) col più sicuro cablaggio. La questione elettrosmog non è nuova: nel 2011 l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato la radiofrequenza come ‘possibile cancerogeno per l’Uomo’, inserendola in Classe 2B. Dal 2013 nuove evidenze scientifiche sono emerse da studi epidemiologici svedesi e francesi per i quali la radiofrequenza dovrebbe essere classificata come ‘cancerogeno probabile per l’Uomo’, ovvero inserita in Classe 2A. E i nostri tribunali stanno sfornando sentenze shock sul nesso causale irradiazione elettromagnetica=cancro. Prima Brescia (passata in Cassazione nel 2012), di recente Ivrea e Firenze. Qualcosa vorrà dire, o no?”

Ma il segnale Wi-Fi, esattamente, cos’è?

“E’ una struttura composta da microonde e radiofrequenze per la trasmissione dati in modalità wireless. Utilizza diverse frequenze che comportano una tossicità per la produzione di radicali liberi che interferisce con i geni responsabili della vitalità cellulare e con il corretto funzionamento di diversi organi, come il sistema nervoso centrale e quello riproduttivo. L’interazione delle frequenze del Wi-Fi con i sistemi viventi è grave quando avviene a basse dosi a causa della loro pulsazione, di un costante cambiamento di potenziale elettrico a livello cellulare. E poi il Wi-Fi, essendo un segnale sempre attivo, continua ad irradiare continuamente notte giorno h24, anche quanti, ignari o meno, si trovano sul suo raggio d’azione, indipendentemente da una connessione Internet o una trasmissioni dati attraverso telefonini cellulari, smartphone, computer collegati senza fili o tablet”.

Però l’OMS, il maggiore organismo mondiale per la salute, non riconosce gli effetti biologici dell’elettrosmog: come la mettiamo?

“E’ il motivo per cui con troppa facilità, spesso pensando di offrire un servizio tecnologicamente avanzato e di qualità alla cittadinanza, si installano antenne di telefonia mobile in modo deregolamentato e hot spot Wi-Fi a pioggia. La questione degli effetti soglia ad esclusivo limite termico nasce da una modalità empirica ormai vecchia, inadeguata e superata: gli attuali limiti di legge sui campi elettromagnetici (Wi-Fi compreso) sono basati esclusivamente sul riscaldamento termico che questi producono. L’effetto termico è stato calcolato attraverso simulazioni condotte in laboratorio, usando dei manichini riempiti di gel. Ma l’organismo umano non è un manichino! Migliaia di studi medico-scientifici internazionali attestano l’elettrosmog come causa di quattro effetti fisiologici primari: la perdita di tenuta della barriera ematoencefalica, l’interferenza con la produzione di melatonina, la destabilizzazione della regolazione delle membrane cellulari e danni genetici. Inoltre i campi elettromagnetici interferiscono con la funzione riproduttiva, compromettendo gravemente il sistema immunitario, endocrino, cardiovascolare e le funzioni neurologiche degli esseri umani come di tutti gli esseri viventi, con evidenti ripercussioni anche nell’ambiente”.

Sul Wi-Fi sul lungomare ed a scuola a Ladispoli che ne pensa?

“Lo scorso anno c’è stata una vibrante protesta di alcuni genitori in una scuola di Cerveteri in cui è stato scongiurato l’installazione del Wi-Fi addirittura in un asilo pubblico, mentre ora proprio il Ministro Galletti ne ha disposto la sostituzione col più sicuro cavo in tutti gli uffici pubblici. Le scuole sono diventate un altro luogo sensibile: bambini e ragazzi sono ritenuti come i soggetti più vulnerabili. Una ragazzina di 14 in Inghilterra ha preferito suicidarsi piuttosto che continuare a soffrire il Wi-Fi tra i banchi di scuola. Nessuno, professori e preside, credeva ai suoi sintomi strazianti. La questione del Lungomare di Ladispoli corre di pari passo: bisognerebbe creare una rete indipendente e certificata di monitoraggio dei valori presenti nell’aria, un po’ come si fa per le polveri sottili. Perché un altro valore di rischio non considerato è l’effetto cumulativo e prolungato”.

 

 

 

 

 

 

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