Vogliono scippare l’acqua pubblica di Ladispoli

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di Gianni Palmieri

Sia chiaro un concetto, amici lettori.

Abbiamo perduto una battaglia, sicuramente importante, ma la guerra è lontana dall’essere finita. E sia chiaro che l’Ortica non farà un passo indietro. A costo di incitare la gente di Ladispoli alla rivolta. Una rivolta civile e democratica, ma altrettanto ferma e senza incertezze. Stiamo adoperando questi termini forti perchè è in ballo una questione di primaria importanza per tutta i cittadini, ovvero la gestione dell’acqua pubblica. Che tanto pubblica rischia di non diventare dopo la opinabile sentenza del Consiglio di Stato che a respinto il ricorso del comune di Ladispoli e di altre sette amministrazioni contro la Regione Lazio, Acea Ato 2 e la Città Metropolitana di Roma Capitale per la riforma della sentenza con cui il Tar due anni or sono decise il passaggio ad Acea delle infrastrutture idriche di proprietà comunale.  In pratica, i giudici hanno ribadito che il settore idrico di Ladispoli e di Civitavecchia, Arsoli, Canale Monterano, Marano Equo, Agosta e Roviano deve essere consegnato all’Acea, cancellando con un colpo di spugna le società municipalizzate che lo gestiscono da anni. E, come nel caso di Ladispoli con la Flavia Servizi, lo gestiscono in modo funzionale, garantendo interventi di manutenzione in tempi rapidi e bollette dell’acqua a costi onesti. Tutto il contrario di quanto accade, tanto per non andare troppo lontano, nella vicina Cerveteri dove da anni la gestione dell’Acea è motivo di forti proteste da parte degli utenti per interventi lunghissimi, mancanza di interlocutori, bollette esorbitanti. E’ un vero scippo, mascherato da decisione istituzionale, che vuole consegnare tutto il settore idrico ai privati, adducendo il pretesto che si tratta di società in house con ampia partecipazione pubblica. Vi risparmiamo i passaggi della sentenza con cui si tenta di giustificare la decisione, è ovvio che ora servono impegni precisi da parte di tutti coloro che si candidato alla guida del comune di Ladispoli dopo le elezioni di giugno. La futura amministrazione, aldilà del colore politico che avrà, dovrà ribadire che l’acqua non si tocca, che deve rimanere un bene pubblico come sancito dal referendum popolare di tre anni fa. Che gli utenti di Ladispoli si batteranno fino in fondo per evitare che l’acquedotto comunale finisca nelle mani di Acea. Attualmente ci sono aspetti importanti da sottolineare perchè il verdetto del Consiglio di stato non significa che domattina avremo Acea alle porte. Servono alcuni passaggi, l’intervento della Regione Lazio sarà decisivo, siamo curiosi di sapere se il governatore Zingaretti si presenterà nel 2018 a chiedere il voto ai cittadini di Ladispoli dopo avergli scippato l’acqua. Intanto, tutti i sindaci dei comuni che avevano fatto ricorso stanno valutando le prossime decisioni da adottare, non si esclude anche il ricorso alla Corte europea.

La sentenza non operativa, Flavia Servizi continuerà a gestire tutto il ciclo delle acque di Ladispoli in attesa che la nuova amministrazione faccia rullare i tamburi di guerra.

Amici lettori, sappiamo che siete stanchi della politica, disgustati dai politicanti e poco propensi a scendere in piazza. Però stavolta è in ballo una posta importante, l’acqua è l’oro del futuro, meglio protestare tutti insieme oggi e non ricevere bollette da 3.000 euro domani. A fronte di un servizio scadente.

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