Michela Andreozzi: “Sopravvive chi sa fare tutto”

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Intervista a tutto campo con Michela Andreozzi, attrice, scrittrice ed ora anche regista di successo con il film “9 lune e mezza” di Felicia Caggianelli

Con il film ‘9 lune e mezza’ è entrata di fatto nel mondo della regia, è una conduttrice radiofonica, commediografaattrice italiana e a breve anche scrittrice. Si definisce bisbetica, testarda e coraggiosa. La sua carriera artistica è costellata di tanti appuntamenti che le hanno permesso di accrescere il bagaglio esperienziale, non potrebbe fare a meno del rapporto diretto con il pubblico e dopo anni di attesa, aspettando il momento giusto per portare al cinema un suo film ha raggiunto l’ennesimo traguardo grazie anche al prezioso supporto dell’attore Massimigliano Vago con il quale è convolata a nozze nel 2015. Noi, che la seguiamo da anni, l’abbiamo raggiunta al teatro Nino Manfredi di Ostia dov’era impegnata a portare in scena la commedia “Ostaggi” di Angelo Longoni.

‘Ostaggi’ è il tuo ultimo impegno teatrale. Cosa ci racconti? “È uno spettacolo che parla della crisi che abbiamo, spero,  appena trascorso in cui nessuno è al sicuro. Una crisi che colpisce un uomo che apparentemente fa una vita normalissima che però rimane incastrato nelle maglie della burocrazia. Quindi si ritrova a passare dalla parte del torto, socialmente parlando, e incontra, in questa panetteria, dopo aver fatto un gesto estremo, delle  persone che diventano i suoi ostaggi anche se nessuna di loro se la passa bene. Una è anziana e già di suo è un po’ abbandonata, il panettiere che per tenere aperto il negozio deve combattere anche lui con la burocrazia e le difficoltà quotidiane, uno è un extracomunitario clandestino e poi ci sono io che vesto i panni di una ex infermiera che non riuscendo ad andare avanti con lo stipendio  si è ritrovata a fare la escort per sopravvivere. Si tratta di un o spettacolo che parla della crisi in cui ci si trova un po’ tutti e sottolinea il fatto che non è detto che quello che fa l’imprenditore non sia in realtà il più disperato di tutti.”

Nella foto il nostro vice direttore Felicia Caggianelli con Michela Andreozzi

Possiamo definirla una commedia trattata con toni leggeri? “È un dramma trattato con leggerezza. Il tono è quello della commedia agro-dolce che è tipico di Longoni. Si ride anche molto, perché è la vita che fa ridere. È  paradossale quello che succede, e quindi la gente si identifica e quello che nasce è un riso anche liberatorio. Il cast è formato da attori di commedia; quindi credo sia stato fatto apposta per andare verso una direzione  ben precisa, per avere quel distacco dell’ironia che ti permette di vedere le cose con un occhio più benevolo.”

L’ironia è ancora un volano per bypassare certi messaggi delicati? “Assolutamente, per me sì. Questa è la cifra stilistica con cui mi esprimo da sempre, quindi non saprei dirti altro. Si tratta di una lente con  cui tu vedi la realtà, perlomeno se non benevola quantomeno condivisibile. Con l’ironia comunque arrivi ad empatizzare o a fare empatizzare chi la riceve. È un modo per non prendersi troppo sul serio. Per quanto mi riguarda credo che l’ironia faccia parte di me, nel senso che questa è la mia cifra per cui è stato un matrimonio abbastanza scontato alla fine.”

Possiamo dire che il tuo trampolino verso il successo sono stati i programmi simpatici, divertenti? “Sinceramente io non ho avuto un trampolino vero, secondo me io ho avuto tanti appuntamenti nella mia vita. Ho avuto le serie televisive lunghe come: La Squadra, Distretto, Colorado, Zeliz. Ho fatto tantissima radio, tantissimo teatro con grandissimi artisti. Ho fatto il cinema, sì adesso il mio, ma poi ho fatto anche quello degli altri, quindi secondo me io non ho avuto un trampolino, bensì tanti appuntamenti che hanno costellato la mia carriera artistica.”

C’è un appuntamento artistico grazie al quale la gente ti riconosce? “Secondo me non esiste. Io sono contenta che sia così. Sono contenta che la gente mi riconosca per una serie di cose. C’è chi si ricorda di me perché sente la radio, chi invece si ricorda perché ha visto un film, c’è chi si ricorda perché ha visto una serie televisiva o chi mi ha conosciuta perché ama il teatro. Io comunque mi sono espressa in molti campi e ho voluto continuare a fare questo. E alla lunga sono stata ripagata.”

È un pregio non essere etichettati… “Non lo so. È molto più difficile a