Una scuola, non un campo di battaglia

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Tra genitori e studenti che picchiano i docenti e maestre che maltrattano i bimbi, occorre costruire la pace e la sicurezza nelle auledi Pietro Zocconali

Recentemente sono stato invitato a Palermo relazionare sui problemi della scuola dal punto di vista sociologico. Il titolo del seminario poteva sembrare un paradosso: “Costruire la pace e la sicurezza nella scuola”. La scuola ad iniziare dai dirigenti, a seguire tutto il corpo docente e non docente, dovrebbe essere l’emblema della pace e della sicurezza. Se stiamo parlando di “costruire” pace e sicurezza vuol dire che qualcosa o molte cose nella scuola italiana non funzionano come dovrebbero. Ben vengano seminari su questo argomento; occasioni di discussione e di approfondimento tra i vari attori interessati, su temi che molte volte emergono come triste attualità; seguiamo la cronaca: qualche giorno fa una studente ha mandato in ospedale una prof.ssa ferita al volto con un coltello a serramanico; numerosi sono gli episodi nei quali gli insegnanti delle primarie maltrattano bambini piccoli e indifesi, e, d’altra parte, di genitori che picchiano docenti. Ma quali sono i problemi della scuola; parliamo del corpo insegnante: anni fa ho conosciuto un ingegnere che, non essendo capace di affrontare la libera professione, aveva ripiegato sulla docenza di materie scientifiche, pur ammettendo tranquillamente di non amare l’insegnamento; ho conosciuto una prof.ssa che, innamoratasi di un ragazzo di 4^ superiore, per ingraziarselo, riuscì, presentandolo come privatista, a farlo diplomare lo stesso anno; ho conosciuto un docente di matematica che, non amando la sua materia, portava i ragazzi in giardino a studiare le piante. Me la sono lasciata per ultima: recentemente un dirigente scolastico ha affermato che se in una classe non ci fossero extracomunitari, stranieri in generale e ragazzi con problemi, la classe andrebbe avanti meglio e produrrebbe di più. Questa deduzione, molto acuta da parte di quel docente, mi ha fatto ricordare le affermazioni-ovvietà di un certo Max Catalano in una vecchia trasmissione televisiva condotta da Renzo Arbore. Io aggiungerei di comporre una bella classe con ragazzi alti più di un metro e ottanta, biondi con gli occhi azzurri, figli di scienziati, con un alto quoziente di intelligenza e residenti nel più esclusivo quartiere della città. Ma questa non è una scuola, è un esperimento scientifico. La scuola deve servire al meglio i più deboli, chi ha più bisogno; deve saper prendere per mano gli ultimi per inserirli al meglio nella società. Tutti noi sappiamo qual è il ruolo strategico della scuola, che, per definizione, dovrebbe essere l’istituto educativo per eccellenza per le future generazioni: insegnare ai ragazzi le nozioni necessarie, ma, anche, come si vive al mondo, il gioco di squadra da portare avanti con i propri compagni di classe, la convivenza civile, un po’ di competizione ma soprattutto l’amicizia e l’amore verso i più deboli, i diversi e i più bisognosi. I nostri politici, le associazioni, i genitori, gli operatori scolastici, dovrebbero essere d’accordo sulla primaria importanza che riveste la scuola, dalla materna agli atenei. Sono anni che predico sempre questa cosa, gli adulti non possono prendere sotto gamba l’istituzione scolastica poiché questa costituisce le fondamenta del palazzo chiamato “Progresso”. Due secoli fa, in un’Italia appena unita, quando la maggior parte degli italiani era analfabeta, a distanza di tre anni, per una sorta di “congiunzione astrale” (per chi ci crede) sono stati scritti due capolavori immortali: nel 1883, a Firenze uscì “Pinocchio” di Collodi; nel 1886 Edmondo De Amicis, a Torino, pubblicò il libro “Cuore”. Si rivelarono subito due fenomeni editoriali; tralasciando per ora Pinocchio, del quale ho già trattato in precedenza (vedi su Google, Zocconali – Pinocchio), parliamo del “Cuore”: ai primi del Novecento già vantava numerose traduzioni in molte lingue del mondo; pensate che da quel testo, ma anche dai singoli racconti inseriti nel suo interno, vere e proprie esemplari storie di vita, sono stati prodotti numerosi film e sceneggiati, in Italia ma anche in altri Paesi. Questo capolavoro conferisce alla scuola e agli insegnanti il valore straordinario che tutti meritano. Indro Montanelli, nel 1997, sul «Il Corriere della Sera» scrisse che: “De Amicis trascorse la vita a tentare di fare della scuola un allevamento di galantuomini e di buoni cittadini. Tutto ciò che scrisse era mirato a questo scopo”: non ce ne sono più di scrittori che si dedicano a questo tipo di lavoro? E’ del 2006 invece il film diretto da Fausto Brizzi “Notte prima degli esami”, che narra la storia di alcuni studenti e di un prof.re soprannominato “la carogna” interpretato dal poliedrico Giorgio Faletti, attore, scrittore, musicista prematuramente scomparso: è difficile per dei ragazzi avere a che fare con docenti che, non amando il proprio lavoro, o perché sono sottopagati, o per beghe familiari, o perché non amano l’insegnamento, scaricano il loro nervosismo e i loro veleni sui ragazzi. Quando i docenti varcano la soglia della scuola, dovrebbero lasciarsi dietro i problemi personali, dedicando il meglio di loro stessi agli studenti. Concludo le mie riflessioni con una considerazione: poveri quei professori che vanno a scuola per scaldare la poltrona; la loro dovrebbe essere una missione equivalente al lavoro di astronomi e astronauti: questi lavorano per scoprire i segreti del cosmo; l’alta missione dei docenti, oltre all’insegnamento, consiste nello scoprire i segreti nascosti nella mente dei ragazzi, per far risaltare le loro inclinazioni, il loro genio, facendo in modo di inserire nella società e nel mondo del lavoro, persone capaci, serie e rette, pronte a dare il proprio contributo, a dar vita ad un nuovo “Rinascimento”, facendo tornare l’Italia e gli italiani tra le eccellenze di questa malandata umanità. Non dimentichiamo che la nostra piccola Italia (0,8 per cento della popolazione mondiale, 0,2 per cento della superficie delle terre emerse del pianeta) ha più Siti UNESCO di ogni altra nazione, e l’UNESCO è una della massime organizzazioni delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, accreditata a livello internazionale.

* Presidente Associazione Nazionale Sociologi