Il procuratore Alessio Sundas punta il dito contro i calciatori

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Un atto di accusa forte e chiaro.

Contro l’atteggiamento dei calciatori che, soprattutto nel Campionato di Serie C, a colpi di messa in mora e richieste di fallimento, hanno mandato in cenere storiche società, costrette a ripartire dai Dilettanti, tra lo sgomento dei tifosi.
“La recente vicenda dell’Unione Sportiva Arezzo – spiega il manager Sundas, responsabile della Sport Man Procuratori Sportivi – finito sotto l’esercizio provvisorio dei curatori fallimentari, ma ancora prima il fallimento del Modena e del Vicenza, sono la triste conferma che l’attaccamento alla maglia da parte dei giocatori è soltanto un pallido ricordo. E lo dico da procuratore sportivo, dunque da professionista abituato ad operare a stretto contatto con centinaia di giocatori ogni anno. E’ legittimo che un atleta debba percepire lo stipendio, molta colpa è da attribuire ai troppi dirigenti avventurieri che da tempo entrano nei club calcistici per altri scopi e poi fuggono a gambe levate quando si tratta di aprire il portafoglio ed assumersi le responsabilità economiche. Quello che manca attualmente è il senso di responsabilità, molti giocatori se ne infischiano di affossare società che hanno un secolo di storia, con una semplice firma per la messa in mora, cancellano la passione e l’amore dei tifosi. Un malcostume che chiaramente dilaga in Serie C dove non ci sono i riflettori dei network nazionali, dove non girano troppi soldi, dove appaiono e scompaiono personaggi inquietanti alla guida delle società. La Sport Man ha deciso di denunciare pubblicamente questa situazione, abbiamo pagato sulla nostra pelle in questi mesi cosa significhi tentare di favorire l’acquisto del pacchetto di maggioranza di vari club da parte di imprenditori intenzionati ad investire capitali freschi nel calcio italiano e trovare sempre le porte sbarrate. Abbiamo la pessima sensazione che in alcuni casi la proprietà di una società sia soltanto propedeutica ad altre situazioni, a giri di soldi incomprensibili. Scenari che poi si palesano sovente in tutta la loro inquietante realtà ed arrivano fallimenti, radiazioni, cancellazioni, squadre costrette a ripartire dai Campionati Dilettanti. Un puzzle composito in cui anche i giocatori, spesso per paura di non ricevere il becco di un quattrino, scelgono la strada dei tribunali, quando esisterebbero altre ipotesi, come ad esempio il concordato, per evitare di uccidere le società. La Sport Man continuerà la sua battaglia, non può esistere solo il Dio denaro per i calciatori italiani, la bandiera e la maglia di un club debbono essere sempre rispettati. Altrimenti poi non ci lamentiamo se nelle nostre squadre ci sono sempre meno italiani e sempre più stranieri”.

 

L’Ufficio stampa
19.03.18