Il mondo del commercio, lo specchio della società odierna

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Intervista con Adele Prosperi, da venti anni a contatto diretto con il pubblico in un supermercato di Cerveteri

Il mondo del commercio è lo specchio della società di oggi. Chi ci lavora lo sa, ogni giorno a contatto con il pubblico, con il cittadino. Un’attività importante, non solo per l’esercizio commerciale in se. Riteniamo che uno degli aspetti più importanti sia quello sociale, quello comunicativo con le persone. Tanti clienti, come può essere ad esempio in un supermercato, tra un acquisto e un altro, hanno delle preferenze tutte personali. Come sul tipo di supermercato, o ad esempio da quale commesso, da quale cassiera servirsi durante le compere. Oggi intervistiamo una nostra concittadina, Adele Prosperi, una vita nel commercio e da quasi 20 anni cassiera del supermercato Carrefour di Cerveteri.

Adele, lei lavora a stretto contatto con il pubblico, con i suoi concittadini. Ognuno con le preoccupazioni e le proprie storie. Come vede la società da dietro la cassa?

Il supermercato, il mondo del commercio più in generale, è uno spaccato di vita. Nell’arco di una mattinata incontri tantissime persone. Se non mezza città poco ci manca. Dalla mamma che ha appena accompagnato il proprio bambino a scuola la mattina presto, alla coppia di anziani marito e moglie, oramai in pensione ma che fanno la spesa anche per i loro figli che sono a lavoro, al papà che per necessità varie si ritrova a fare ‘il mammo’. Ognuno con la sua storia, con la sua quotidianità. Vedo una società che combatte ogni giorno, che spesso si trova a dover “contare il centesimo”. Una società che malgrado tutte le difficoltà, prova a non arrendersi.

Come descrive il ruolo della cassiera? Quale importanza ha all’interno di un’attività commerciale, al di fuori del fatto che a fine giornata devono tornargli i conti nel cassetto?

Per tanti rappresenta una confidente, un’amica, una persona che fa parte della propria quotidianità, quella persona alla quale raccontare, in quei pochi minuti in cui si imbusta la spesa, le proprie preoccupazioni, le proprie gioie o semplicemente le proprie impressioni.

E devo dire che in quasi 20anni di attività presso la CARREFOUR è proprio il rapporto che si è instaurato con tantissime persone. Perché nella società di oggi, sempre più frenetica, più attenta alle questioni economiche che alla parte umana, è proprio ciò che vuole il cliente di oggi: qualcuno che li capisca e li ascolti. Nel momento in cui è alla cassa infatti, è lì che il cliente si accorge quanto la vita in generale è aumentata, quanto, nel caso delle persone più anziane soprattutto, con le loro pensioni non sempre riescono a far quadrare i conti. Credo che per una cassiera, il più delle volte, la parte più importante sia quella di regalare un sorriso, una parola di conforto, un consiglio a chi in quel momento è in coda per pagare i propri acquisti. Un sorriso, fatto con il cuore, con sincerità, è la cosa più bella che si possa donare. Un po’ come diceva Charlie Chaplin, “Un giorno senza un sorriso è un giorno perso”.

Insomma, una sorta di psicologo?

Assolutamente sì! Come in ogni lavoro il lato umano è fondamentale. Dal medico, all’artigiano, dal barista al funzionario pubblico. E ovviamente non è da meno quello della cassiera e quello del dipendente in generale di un punto vendita, come può essere quello di un supermercato o di qualsiasi altra attività. Fa parte del nostro lavoro. In fondo ogni attività è pressoché uguale. Obiettivamente non vi è differenza l’uno dall’altro. Siamo noi che siamo a contatto con il pubblico e dobbiamo rendere migliore e più accogliente il nostro punto vendita rispetto ad un altro. E personalmente, anche vedere le persone tornare alla tua cassa praticamente ogni giorno, è sicuramente motivo d’orgoglio, perché significa che il cliente si è affezionato, che nel tuo piccolo svolgi bene il tuo lavoro.

Ci è sembrato di capire quindi che è un lavoro che le piace?

Tantissimo. Sin da quando ero bambina. Perché stare in mezzo alla gente è stata sempre una cosa che mi è piaciuta. Pensi che a casa ancora conservo un ricordo di quando ero bambina: una cassa registratore, prodotta in Germania, in ferro. Esattamente uguale all’originale, con tanto di cassetto e scontrini. Forse sono stata una veggente?