“Ladispoli chiede chiarezza sull’arresto e sulla morte di Caravaggio”

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“Ho personalmente scritto alla CEO Magnitudo Film, al Ministro dei Beni Culturali, al sindaco di Messina ed al profesor Vittorio Sgarbi per segnalare le considerazioni dell’amministrazione comunale di Ladispoli dopo la proiezione del film “Caravaggio, l’anima ed il sangue. Ci sono alcuni aspetti della ricostruzione degli ultimi giorni di vita del grande pittore che contestiamo fermamente”.

A parlare è l’assessore alla Cultura Marco Milani che ha voluto rendere pubblica la posizione dell’amministrazione in una vicenda che riguarda da vicino Ladispoli e la sua storia.

“Occorre premettere – spiega Milani – che non possiamo non congratularci per l’opera “Caravaggio, l’anima e il sangue”, intensa e pregnante come la vita e le opere dell’artista lombardo. Dalla pellicola traspare decisamente il tormento interno del Merisi, infinito e profondo che come un fluido magico, sacro o maledetto?, fluisce dal cuore alle vene, dal pennello sino sulla tela. Il film riesce perfettamente a restituire tutto ciò e quasi lo sbatte in faccia allo spettatore che lo avverte. Lo accusa, lo fa proprio. Purtroppo, dobbiamo segnalare un aspetto niente affatto secondario, sebbene il film non voglia essere una biografia dettagliata, tanto meno un affresco storico sulle orme del grande artista. Ci riferiamo al finale della vita del Caravaggio, e di conseguenza del film, quando in modo del tutto sbrigativo e superficiale si cita una partenza da Napoli del Merisi e un approdo in feluca a Porto Ercole, dove troverà la morte. Il Professor Vincenzo Pacelli, dell’Università di Napoli, ebbe modo di dimostrare, con tanto di documenti dell’archivio di Stato e dell’archivio Vaticano alla mano, che tale epilogo fosse per lo meno dubbio, indicando in Palo Laziale in luogo dove lo sfortunato artista perse la vita nel luglio del 1610. E tale teoria tra l’altro è stata fatta propria da molti altri studiosi e amanti del Caravaggio. Non sarebbe giunto forse il momento di chiarire una volta per tutte tale aspetto? Non è forse il caso di riconoscere per lo meno ciò che storicamente è stato attestato con certezza e cioè che il Caravaggio approdò a Palo Laziale e ivi arrestato dalle guardie degli Orsini? Perché si fa fatica a riconoscere quella che si può definire una ricostruzione attendibile e sicura? Forse perché tale riconoscimento avvalorerebbe la tesi della conseguente morte di Caravaggio a Palo Laziale?  In qualità di assessore alla Cultura del Comune di Ladispoli sento il dovere di reclamare quanto la storia esige, la verità. O per lo meno una corretta e puntuale interpretazione dei fatti e delle fonti.

Ecco perché stiamo mettendo a punto una serie di iniziative che tenderanno a evidenziare quanto appena esposto, forti di una certezza e di un sospetto: Michelangelo Merisi fu arrestato a Palo Laziale e nella stessa fortezza degli Orsini vi trovò la morte”.