QUANDO LA DEPRESSIONE DEL POST-PARTUM SFOCIA NEL DRAMMA. SI PUÒ FARE QUALCOSA PRIMA?

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A cura del Dottor Professor Aldo Ercoli

Dottor Professor
Aldo Ercoli

La depressione post – partum è un disturbo dell’umore che colpisce il 10-20% delle donne nel periodo successivo al parto.

E’ una patologia la cui incidenza è sottostimata perché molte madri rifiutano l’aiuto psichiatrico e persino l’esistenza stessa della malattia.

Quali sono i fattori di rischio? Quali le donne più esposte?

Trattandosi, nella maggioranza dei casi, di donne giovani credo che uno dei rischi più importanti sia quello emotivo legato alla perdita della propria immagine fisica, della propria libertà organizzativa sul tempo libero e sulle condizioni economiche.

L’allattamento con perdita del ritmo sonno veglia della madre (insonnia); l’assenza o la scarsa “presenza” del coniuge; l’assenza di un supporto familiare: vita a due da soli dopo la scomparsa della “vecchia e sana famiglia patriarcale”; l’evento stressante conseguente alla perdita della presenza amata (abbandono da parte del coniuge)… sono altri fattori di rischio non trascurabili anche se variabili da caso a caso.

Cosa spinge la madre nella depressione grave del post partum a sopprimere la sua piccola creatura e, molto spesso, anche se stessa (infanticidio – suicidio)? Uno, o più, di tutti questi fattori di rischio hanno il loro peso determinante. Un tempo si poteva contare sull’aiuto di altri familiari vivendo nella stessa dimora.

Del resto nella famiglia (oramai quasi una rarità), di tipo patriarcale è estremamente raro registrare questa triste vicenda. Non è mio compito quello di sostituirmi agli psichiatri né psicologi. Credo invece che il “counseling” in cui si discute con la puerpera su eventuali preoccupazioni attuali (come ad esempio problemi coniugali, difficoltà economiche, rapporto con il neonato) sia molto importante.

Così come la terapia psicodinamica utilizzando le tecniche di trattamento descritte da Cramer e Stern (in cui si esplora il rapporto tra la madre e il suo bambino) sia altrettanto valida. Ci dovrebbe essere un’integrazione tra la struttura di ostetrica, ove è nato il bambino, e l’organizzazione psichiatrica di base.

A quanto mi risulta questa collaborazione non c’è … e nemmeno quella con gli psicologi. La mancanza di questo basilare “anello della catena”, non va trascurato. Prendete una giovane donna (anche ragazza madre) che si trova di fronte ad un repentino cambio di vita.

Dal tempo libero in palestra o in discoteca, dalle vacanze alle feste di gruppo … ecco che, dopo i mesi di gravidanza, non si renda conto che cosa significa essere madre. E’ in grado di dedicare tutta se stessa a quel piccolo essere che piange e grida giorno e notte?

Credo che l’allattamento al seno sia un fattore protettivo della depressione post-partum, soprattutto se la prolattinemia (prl) è nei valori normali (26-31) e non sia in eccesso. A ciò va aggiunto che l’allattamento al seno produce un aumento dell’ossitocina che ha un effetto antidepressivo.

Poi il contatto fisico della “creatura” al proprio seno, sentirsi una “pianta viva” che fa nascere e crescere i suoi frutti è, secondo me, un elemento essenziale. Quando la puerpera si sente sola, anche perché ha cambiato radicalmente regime di vita, città … abbandono da parte del marito … la situazione può precipitare nel dramma.

La collaborazione della struttura medica pediatrica, il centro di igiene mentale ed il controllo della prolattina ematica vanno sempre tenute in considerazione nella prevenzione della depressione grave del post-partum.

Quando la puerpera, abbandonata a se stessa, non riesce più a dormire per il pianto continuo del neonato può andare incontro a quella che viene chiamata “pazzia da lattazione”. Si tratta di una patologia che può portare all’infanticidio, spesso seguito dal desiderio di farla finita anche con se stessa (omicidio-suicidio).

L’Omeopatia, come nei paesi del nord-Europa, può essere di aiuto nell’equipe ostetrico – psichiatrico – psicologo. Qual è la tipologia più frequente? Pur variando da caso a caso (dipende dai fattori di rischio) credo che Aurum sia molto importante nei soggetti che accecati della collera non accettino la condizione di madre e siano responsabili dell’omicidio-suicidio.

Nella depressione insorta perché non si accetta il cambiamento fisico del proprio corpo dopo la gravidanza va preso, in seria considerazione, Natrum sulfuricum, anche lui portato all’infanticidio – suicidio.

Nelle donne depresse, ipotese, dimagrite, asteniche con cloasma gravidica (cute che si macchia di nero) la depressione è quella di Sepia. Quando si è soli (anche perché c’è stato un lutto familiare) si può perdere “la bussola della vita”. Ci si sente schiacciati, con atteggiamenti paradossali e contradditori.

E’ certamente Ignatia, il rimedio omeopatico che può aiutare.

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