Calano i visitatori gratuiti alla Necropoli ed al Museo Etrusco

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 di Giovanni Zucconi

Ma veramente si stava meglio quando si stava peggio? Mi riferisco a tutte le attestazioni di come una volta la Necropoli della Banditaccia e il museo di Cerveteri fossero molto più frequentati di quanto lo siano ai giorni nostri. Più di una persona mi ha raccontato dei numerosi autobus che un tempo affollavano i parcheggi del paese o della necropoli. Spesso chi mi ha riferito di questo affollamento erano delle persone critiche verso l’attuale Amministrazione, e quindi, probabilmente, bisognerebbe fare una tara su quello che ricordano. Magari, in determinati periodi dell’anno, non c’erano tutti i giorni cinque autobus nei parcheggi, ma solo due. Ma sempre due erano. Situazione che, mediamente, non mi sembra che si ripeta così frequentemente anche ai nostri giorni. Alla stessa conclusione di una maggior afflusso di turisti che avveniva nel passato, ci portano anche i dati ufficiali del Ministero. Qualche settimana fa, in piena campagna elettorale per le recenti elezioni amministrative, sono circolate, su Facebook, delle tabelle dove si mostrava che in venti anni, dal 1996 ad 2016, i visitatori totali della Necropoli e del Museo di Cerveteri si sono praticamente dimezzati, passando da 126.596 a 64.073.  Un vero e proprio crollo. Di fronte a questi indizi inconfutabili, era inevitabile pensare che era effettivamente vero che “si stava meglio quando si stava peggio”. Perché, ma questa è solo una mia opinione personale, quindici o venti anni fa, si stava decisamente peggio. Proverò a spiegare meglio la mia posizione.

Il museo era quello di adesso, con in meno i due capolavori di Eufronio che sono esposti solo dal 2015, e mancavano le attuali istallazioni multimediali e 3D. Già ho espresso in un altro articolo il mio giudizio sul nostro museo, suscitando una serie di legittime reazioni da parte di chi ha, o ha avuto, con esso un rapporto lavorativo. Hanno tutta la mia comprensione, e anche io avrei probabilmente reagito allo stesso modo, ma credo che sia più utile porre il problema che fare finta che non esiste. Se, considerando solo il periodo dal 2004 (anno UNESCO), il museo di Tarquinia ha fatto il 186% in più di visitatori rispetto a quello di Cerveteri, mentre la necropoli di Tarquinia ha fatto solo il 24% in più di visitatori rispetto alla Banditaccia, qualcosa vorrà pur dire. Ritornando al ragionamento principale, possiamo quindi sicuramente affermare che il Museo non era certo migliore di quello che la nostra città può offrire adesso.

E la Necropoli? I miei ricordi diretti risalgono al 1998, più o meno. La Necropoli della Banditaccia in senso stretto, quella all’interno del recinto tanto per intendersi, non era certo in condizioni migliori di adesso. Sicuramente non aveva ancora la popolare attrazione del multimediale 3D di Piero Angela, e l’ottima illuminazione che è stata introdotta solo recentemente. Ma aggiungo che in quegli anni era anche l’unica area archeologica che Cerveteri poteva offrire ai propri visitatori. La via degli Inferi era in parte impraticabile, così come lo era la via Sepolcrale principale. I Grandi Tumuli, erano praticamente invisitabili, così come erano fuori del giro delle visite le Tombe del Comune. La Necropoli del Laghetto era un canneto e le splendide tombe di Greppe di Sant’Angelo erano visitate solo da pochi intimi. Questo per fare solo alcuni esempi di aree che adesso sono tutte visitabili e costituiscono delle punte di diamante dell’offerta archeologica di Cerveteri, che oggi, lo ripetiamo, non si riduce più alla sola Necropoli della Banditaccia. Anche in questo caso, e ancora di più che per il Museo, l’area della Necropoli è sicuramente in una condizione nettamente migliore, in tutti i sensi, rispetto a venti anni fa.

Ma allora perché venti anni fa, dai dati ufficiali, risultano il doppio delle visite? Aiutato da persone che in passato hanno lavorato alla Necropoli e al Museo, e avendo sotto mano tutti i dati relativi al numero di visitatori di questi 20 anni, ho cercato di risolvere il paradosso del “si stava meglio quando si stava peggio”. Ho cercato di capire dove sono andati a finire i 62.523 visitatori che mancano all’appello. E anche dove sono finiti gli autobus turistici che affollavano i nostri parcheggi.

Innanzitutto, analizzando i dati ufficiali, notiamo che praticamente tutti questi visitatori mancanti provengono da ingressi gratuiti. Nel 2016, rispetto al 1996, ci sono 62.212 visitatori gratuiti in meno. Ecco quindi da dove deriva il crollo: dai visitatori gratuiti che hanno scelto altre destinazioni… Approfondiamo meglio. Sempre dai dati ufficiali, osserviamo che la maggior parte di questi gratuiti che hanno preso altre strade, prima andavano tutti a visitare il nostro Museo. In 20 anni, questo ha perso ben 43.847 ingressi gratuiti. Nel 1996 erano 51.550 e nel 2016 solo 7.703. Osserviamo meglio i dati. Scopriamo che, nel 2004, i biglietti gratuiti emessi dal Museo di Cerveteri si riducono a soli 15.291. Che cosa era successo? Una cosa molto semplice: era stata finalmente introdotta una biglietteria nel Museo. Si era quindi passati da una gestione delle statistiche dei visitatori “poco scientifica”, ad una gestione diciamo più rigorosa. Ecco spiegata, se vi convince questa spiegazione, una fetta dei gratuiti che manca all’appello. E gli altri? Sempre osservando i dati ufficiali, ci accorgiamo che un altro anno significativo è il 2005, quando crolla anche il numero di visitatori gratuiti della Necropoli. Lo stesso fenomeno si riscontra anche a Tarquinia. Che cosa era successo? Anche in questo caso la risposta è semplice. Erano entrate a regime le due riforme scolastiche, di Berlinguer (2000) e soprattutto della Moratti (2003), che hanno ridotto in modo significativo lo studio degli Etruschi in tutti e tre i cicli scolastici. Questo vuole dire che, confermato anche da chi lavorava in quegli anni alla Necropoli e al Museo, le scuole non avevano più interesse a portare i propri studenti a visitare le aree archeologiche e i musei di Cerveteri e Tarquinia. E infatti non li hanno portati più come una volta. Ecco spiegati, se la cosa vi convince, il resto dei biglietti gratuiti che mancano all’appello. Ed ecco spiegato, di conseguenza, il perché gli autobus turistici non affollano più i nostri parcheggi.

La mia analisi termina qui. Forse sono riuscito a dimostrare che non è vero che “si stava meglio quando si stava peggio”. Si rassegnino i nostalgici. Diciamo che si stava solo peggio, e che alcune circostanze ce lo hanno mascherato.

 

 

 

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