“Al Getty Museum sarebbe custodita la terza statua dei Bronzi di Riace”

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di Giovanni Zucconi

La scorsa settimana abbiamo pubblicato la prima parte di una lunga intervista che ci ha concesso l’avvocato Maurizio Fiorilli, un personaggio sconosciuto ai più, ma che è stato il protagonista di tutti gli straordinari recuperi di reperti archeologici che erano stati trafugati dal nostro Paese.

Stiamo parlando di centinaia di opere d’arte che erano finite, illegalmente, nei musei di mezzo mondo. Il ritorno a Cerveteri del Cratere di Eufronio è solo uno degli esempi del suo prezioso lavoro. Questa settimana riporteremo un sunto della seconda parte della nostra intervista. Una seconda parte dove, pur nel linguaggio diplomatico e balistico dell’uomo di Stato, emergeranno critiche al sistema, politico e amministrativo, che ha gestito l’immenso patrimonio artistico italiano. Leggerete la testimonianza di un servitore dello Stato che ha saputo operare, e ottenere straordinari risultati, in un mondo dove per arrivare al bello assoluto devi passare anche per il marcio degli uomini. E non mancheranno le sorprese…

Avvocato Fiorilli, prima, in lontananza, abbiamo visto l’edificio del Granarone. Potrebbe ospitare un Museo finalmente degno di Cerveteri. Potrebbe contenere non solo tutto quello che lei ha contribuito a riportare in Italia, ma anche tutti i reperti che attualmente si trovano nei magazzini della Soprintendenza

“Sono d’accordo nel dover esporre tutto quello che si trova nei magazzini delle Soprintendenze. Per due motivi. Il primo è che bisogna sempre contestualizzare i reperti nel territorio dove sono stati trovati. Il secondo, non sono io a dirlo, è che nel passato questi magazzini sarebbero stati una fonte di acquisti illeciti.”

Non è lei a dirlo…

“Una delle prime cose che mi hanno detto gli Americani quando ero impegnato con loro nelle dure trattative per far ritornare a casa alcuni reperti archeologici trafugati in Italia è stata: “… perché si scalda tanto avvocato? Queste cose sono uscite anche dai magazzini delle Soprintendenze…”. Che non hanno tra l’altro, un catalogo.”

Lei ha lavorato molto negli Stati Uniti

“Si soprattutto con il Getty Museum. Le racconto un altro esempio. Dovevamo recuperare un bellissimo unguentario di bronzo del v secolo a.C., raffigurante una sirena, che era stato trovato in uno scavo clandestino nei pressi di Crotone. Aveva uno strano basamento di legno. Per effettuare le indagini, i Carabinieri, mettono un annuncio sul giornale dicendo che cercavano informazioni su questa reperto. La cosa si poteva fare perché era andato tutto in prescrizione. Si presenta una persona che aveva partecipato allo scavo. Gli chiedo se si ricordasse qualcosa di particolare. Lui risponde che nello scavo si era staccato un artiglio della zampa. Artiglio che siamo riusciti a recuperare. A questo punto andiamo a Los Angeles per il negoziato, e chiedo la restituzione dell’askos. Ma la documentazione che noi avevamo portato era ritenuta insufficiente dai funzionari del museo.  Allora propongo un’ultima verifica, e chiedo di togliere il basamento di legno. Si scopre la zampa che aveva un artiglio in meno. Io apro una mia busta e tiro fuori l’artiglio mancante. E dico: “…adesso questo me lo date indietro…”.”

Nonostante la vostra bravura e gli innumerevoli successi, poi però il suo gruppo è stato sciolto

“Si, è stato sciolto dal Ministro. Il gruppo è stato chiuso perché io sono stato allontanato.”

Non ci si può credere. Lei è stato allontanato perché era troppo efficiente? Perché il suo gruppo ha portato troppi risultati?

Senz’altro questa è la ragione. Il motivo è che questa attività dava fastidio, perché metteva in cattiva luce quella che era la struttura del Ministero. Purtroppo negli ambienti ministeriali l’efficienza vale fino a quando è utile dal punto di vista politico.”

Contro chi o cosa si è scontrato? Con il Ministro?

“No. Ci sono funzionari e burocrati che vivono di piccoli poteri e opportunità. Questi funzionari vivono della piccola mostra, o di una pubblicazione di un loro lavoro, del successo che gli possono dare queste cose. Ci sono i soldi degli sponsor da gestire, musei da allestire… Questi sono i personaggi contro cui mi sono scontrato. (Indicando Daniela Rizzo che sta parlando in quel momento in un video) Lei è stata una persona per bene, ma altri non lo sono stati altrettanto.” (C’è dell’amarezza nella sua voce)

Quindi lei, in qualche modo, limitava l’azione di funzionari e burocrati del Ministero?

“Si questa è la ragione. Poi c’era anche qualche problema di visibilità. Anche se io ho sempre cercato di non mettermi mai in mostra, alcuni funzionari si sentivano in secondo piano rispetto alla mia immagine.”

Ci può fare un esempio di comportamento non proprio cristallino di funzionari del Ministero?

“Le racconto di quando sono andato al museo Ny Calsberg Glyptotek di Copenaghen, per il recupero del Carro di Montelibretti, uno straordinario carro di un principe sabino del VII secolo.  Ho pagato il biglietto e sono entrato. Nella seconda sala che ho vistato, c’era questo carro che era stato trovato durante la scavo per la costruzione di un edificio. Si sapeva che era passato per la Svizzera, e poi venduto a loro. Nella sala veniva indicato che il carro era un “dono della Repubblica italiana”. Io rimango esterrefatto. Consideri che per anni molti sono andati in quel museo, letto quella scritta, e non hanno mai fatto nulla.”

Secondo lei perché non era stato mai fatto nulla?

“Quando sono rientrato in Italia per fare rapporto, e per portare la documentazione che mi aveva dato il museo di Copenaghen, un direttore generale di cui non faccio il nome, mi disse: “ma perché vai a fare tutte queste cose…”. Quando questo direttore generale è andato in pensione, è andato a lavorare subito dopo, guarda caso, per il Getty Museum. Per la cronaca, dopo il carro l’abbiamo recuperato.”

Si ricorda qualche recupero fallito per inefficienza del Ministero?

“Al Museo di Cleveland c’è una statua attribuita a Prassitele. Una statua di bronzo di Apollo. Abbiamo chiesto la restituzione di questa statua, ma non ce la volevano dare perché affermavano che la sua provenienza era la Germania. Abbiamo fatto un lungo negoziato, al termine del quale abbiamo raggiunto l’accordo che dei tecnici italiani sarebbero andati a Cleveland per studiare la statua insieme ai loro tecnici. Sapete che cosa è successo? Non si è trovato nessuno disposto ad andare. A tutti quelli che erano stati nominati gli avevano incredibilmente detto che ci sarebbero dovuto andare a loro spese. Risultato: quella statua è ancora li. Questo è il ministero dei Beni Culturali.”

Quale è il museo che ha operato di più in modo stravagante?

“Sicuramente il Getty Museum.”
C’è ancora molto da recuperare da loro?
“Direi proprio di sì. Durante le trattative con loro, il Los Angeles Times era venuto in possesso di un documento interno del Getty Museum. Da questo risultava che ben il 70% delle antichità archeologiche che sono nel loro museo sono di provenienza italiana”.
Il 70% è un dato imbarazzante
“C’è una cosa interessante da conoscere. Nei magazzini del Getty, che sono iperprotetti, ci sono tanti armadi. Su ognuno di questi c’è sopra una data. E’ quella in cui matura la prescrizione e possono esporre quello che c’è dentro. La loro procedura è questa. Acquistano un pezzo e lo espongono in una cittadina periferica dell’America. Lo fanno fotografare, e lo fanno pubblicare su un giornale. Dopo di che lo portano via. Così, in caso di contestazione, possono dire: “Perché non controllate meglio? Noi questo reperto l’avevamo pubblicizzato”.”

Come operavano i Getty per portare via i reperti da Cerveteri?

Paul Getty era proprietario di un’isola, La Gaiola, davanti Napoli, e aveva affittato un castello qui a Ladispoli. Aveva un motoscafo di alto mare. Quando acquistava dei reperti dai clandestini a Cerveteri, con il motoscafo le portava sull’isola e poi, da lì, negli Stati Uniti.”

C’è un recupero che non è riuscito a portare a termine e che le sarebbe piaciuto fare?

“L’Atleta di Lisippo, che ancora è nel Getty Museum. Ma il 15 dicembre ci sarà una nuova udienza.”

Immagino che lei non è esattamente il benvenuto al Museo Getty

“(Ridendo) No direi proprio di no. Quando sono andato a Los Angeles al Museo Getty, quel giorno hanno chiuso il reparto archeologico.”

Avevano paura che riconoscesse qualcosa…

“Quello non fu un caso isolato. Fu per noi una stagione molto combattuta. Siamo andati una volta a New York, io, Ragusa, la Rizzo e il tenete Quagliarella. Io e Ragusa siamo andati al Metropolitan Museum. In una sala, Ragusa mi dice: “Avvocato, vede quel vaso. Ma non è quello…”. Io giro dietro la vetrina per vederlo meglio. In quel momento vengo avvicinato da un custode di colore, molto alto e robusto, che mi prende e mi sbatte fuori…

Ci può parlare di un’indagine particolare e poco nota?

“Qualche tempo fa, una studentessa americana che studiava a Firenze, ha riferito ad un capitano dei Carabinieri che il suo fidanzato lavorava al Getty Museum, e che aveva saputo da lui che in quel museo, da qualche parte, è custodita la terza statua dei Bronzi di Riace. E’ un’ipotesi investigativa che va seguita. Del resto noi già sappiamo che le lance che avevano questi guerrieri sono state fatte sparire.”

Che ci può dire del terzo sarcofago degli sposi, che tutti stanno cercando?

(Qui l’avvocato Fiorilli pesa visibilmente le parole) Ci sono grossi collezionisti all’estero, ai quali non siamo mai arrivati, pur avendo degli elementi che provano un loro coinvolgimento nei traffici di reperti archeologici. Uno di questi collezionisti si dice essere in possesso di un Sarcofago degli Sposi analogo a quello che è esposto a Villa Giulia. Ai tempi del mio gruppo di lavoro, si sono avuti dei contatti con il detentore di questo sarcofago. Si era arrivati anche a buon punto, ma poi non si è giunti ad una soluzione, almeno fino ad ora, in quanto, ad un certo punto, si era violato il principio della segretezza e della copertura della trattativa. Il lavoro del recupero è un’attività che richiede sempre una grande discrezione.”